Identità e memoria nella guerra al
terrore
Daniele Salerno
Il rapporto tra identità e memoria è stato al centro
della riflessione in molti campi del sapere e non è certo un tema nuovo nella
riflessione filosofica e semiotica. Con la mia ricerca mi pongo l’obiettivo di
declinare questo tema, così vasto e importante, con il tema del conflitto,
cercando di descrivere quali sono i modi di costruzione e di rappresentazione
delle identità individuali e collettive nel contesto di quella che, dopo l’11
settembre, chiamiamo “guerra al terrore”. Mi concentro in particolare
sull’analisi di due case studies: la guida spirituale degli attentatori dell’11
settembre e l’analisi delle pratiche di sicurezza a Londra dopo gli attentati
del 7 luglio
Entrambi i case studies sollevano
una serie di domande teoriche importanti. In primo luogo pongono il problema
dell’”articolazione” tra identità individuali e identità collettive: come un soggetto
individuale si riconosce come parte di una entità
collettiva superiore, cioè di una comunità? In questo contesto la memoria
collettiva è la base di ogni discorso dell’identità e costituisce il collante
più importante per la costituzione di entità collettive e comunitarie. Ma all’affiliazione
di un io a un noi collettivo (dimensione identitaria), dobbiamo affiancare la costruzione del
“diverso da noi” (dimensione conflittuale), che può assumere la forma del
nemico. Nella guerra al terrore il discorso della sicurezza, nelle campagne
anti-terrorismo come nell’ordinamento giuridico e nei media, è la forma di
narrazione principale attraverso cui l’altro, il diverso da “noi”, viene
costruito come minaccia potenziale. Mi concentrerò quindi sui modi in cui nella
guerra al terrore il potenziale pericolo viene costruito e narrato e quale
ruolo giocano passioni come la paura e il terrore nelle dinamiche identitarie.
A partire da questo preciso campo di indagine cercherò
di evidenziare le ricadute teoriche nell’ambito della riflessione semiotica.
Come abbiamo pensato e pensiamo il soggetto in semiotica? Mi sembra utile in
tal senso far incontrare gli studi semiotici con la riflessione della critica
culturale di Benedict Anderson, sul tema della
comunità, di Marita Sturken, su quello della memoria
e della sicurezza, e soprattutto con le ultime riflessioni di Michel Foucault sulle
pratiche della governamentalità
e sullo studio delle “tecnologie del sé”.