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MASTER IN EDITORIA CARTACEA E MULTIMEDIALE
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Luigi Bernabò
Agenti e agenzie letterarie
7 novembre 2001
Dall’autore all’editore e dall’editore al lettore,
le fasi di progettazione di un libro e del suo inserimento in un catalogo
o in una collana passano attraverso molteplici fasi che trasformano
un testo in un prodotto culturale. La strada di questa mediazione editoriale,
il cui influsso gioca un ruolo fondamentale nella ricezione del testo,
passa in primo luogo attraverso l’agente editoriale. Figura fondamentale
nell’editoria anglosassone e sempre più presente in quella continentale,
l’agente inizia il percorso che porterà il libro nelle mani del
lettore stando dalla parte dell’autore. Si tratta di un compito che
l’agente svolge a partire dalla stipulazione del contratto e dalla difesa
dei diritti, per giungere al posizionamento presso i cataloghi e le
case più adatte, sino al fondamentale rapporto di fiducia che
si crea con chi scrive, da un lato, e chi pubblica, dall’altro.
Luigi Bernabò, dopo essersi laureato in filosofia del linguaggio
a Roma con Tullio De Mauro, ha in seguito intrapreso la carriera di
agente sotto la guida di Erich Linder. Dopo un breve periodo passato
in Rizzoli, con Marco Polillo e Gian Arturo Ferrari, come responsabile
della narrativa angloamericana, è tornato alla fine degli anni
Ottanta a "difendere i diritti" degli autori, dando vita a
una propria agenzia, Bernabò Literary Agency.
Chiunque oggi operi in editoria e abbia a che
fare con l’acquisizione e la gestione di autori, non può ignorare
il ruolo e la funzione degli agenti letterari.
Parte della catena che collega l’autore al mercato,
l’agente è sempre più, per l’editore, un punto di riferimento
di primaria importanza, e un rapporto corretto con le agenzie letterarie
può spesso determinare il successo di un’iniziativa editoriale,
mentre un rapporto male impostato può al contrario essere la
causa del suo insuccesso.
Conoscere le agenzie letterarie, vale a dire sapere
chi sono, chi rappresentano, ma soprattutto come sono organizzate e
come operano, è diventato uno degli obblighi dell’editore: basti
pensare che solo in Italia, dove fino a pochi decenni fa erano attive
sì e no tre o quattro importanti agenzie, oggi operano più
di una dozzina di agenzie; ce ne sono centinaia nel resto del mondo;
ogni anno ne nascono di nuove; soprattutto, gli autori importanti non
sono più, come un tempo, appannaggio di poche agenzie, ma possono
essere gestiti da agenti anche piccoli e inizialmente poco noti.
Per inquadrare il ruolo dell’agente, conviene partire
dalla rete di rapporti che presiedono e regolano il percorso che dall’autore
porta al mercato: autori e mercato possono infatti essere visti come
i due poli della complessa operazione di contatto che l'editoria
è chiamata a stabilire a ogni nuovo libro che pubblica.
AUTORE à EDITORE
à DISTRIBUZIONE à
LIBRAIO à PUBBLICO
PROMOZIONE
A un capo dello schema c'è l'autore, all'altro
capo il pubblico dei lettori o mercato.
Tra l'autore e il mercato si inserisce una serie di
operatori con il compito di produrre materialmente il libro e portarlo
fisicamente nelle vicinanze di chi potrà acquistarlo, ma anche
e soprattutto di far sapere che quel libro esiste e
che merita di essere letto, cioè di assicurare che avvenga
il contatto tra l'autore e il suo mercato.
Armando Petrucci, nell'introduzione alla ristampa in
economica de La nascita del libro, afferma, sia pure "in
modo probabilmente riduttivo e paradossale, che il sistema di produzione
meccanico del libro proprio della stampa ha allargato, non ridotto,
la forbice che separava, e ha sempre separato, gli autori dal pubblico":
restringere quella forbice è il compito prioritario che l’agente
letterario attribuisce all'editore.
Ne consegue che l'editore esercita una funzione assolutamente
irrinunciabile per l’agente. Per stampare un libro su carta basta una
tipografia, per mandarlo in rete non occorre all'autore altro che un
computer: resta sempre la necessità di creare il collegamento,
rendere pubblico (pubblicare) un testo che, finché
resta negli scaffali delle librerie o in un ipotetico gigantesco archivio
virtuale, non è, a rigore, neppure un libro.
In questo quadro, l’agente è colui che rappresenta
l’autore e ne cura gli interessi: il primo anello per arrivare al mercato.
Un secondo anello, importante per l'autore perché implica l'allargamento
del suo pubblico, è costituito da coloro che acquistano il libro
e da coloro che lo leggono ma non lo acquistano. Il terzo anello (ma
primo in ordine di tempo) è costituito dal mondo editoriale.
Solo di recente gli autori hanno incominciato a concepire
il mondo editoriale come un vero e proprio mercato, con le sue regole,
le sue esigenze mutevoli e un grado di concorrenza tra editori che concorre,
insieme ad altri fattori, a fissare il valore che un determinato autore
ha in un certo momento. Valore che gli viene poi riconosciuto con le
condizioni contrattuali e che può portare, in casi particolari,
ad anticipi sui diritti che si rivelano poi, non sempre inaspettatamente,
superiori alle vendite reali (dunque una valutazione non corrispondente
strettamente al mercato "reale"): subentrano in tal caso altri motivi,
non solo economici, di convenienza perché l'editore acquisti
a quel prezzo un autore, motivi che possiamo definire di immagine e
politica editoriale.
Ancora oggi capita che l’autore non si ponga la questione
di valutare se ci siano altri editori in grado di gestire meglio il
suo lavoro: quando l'esordiente considera l'editoria nel suo insieme
come una meta, qualunque sia l'editore che deciderà di pubblicarlo;
per non dire di quando è l'editore che sprona qualcuno a scrivere
e a consegnargli l'opera.
È palese in tutti questi casi la posizione di
netto svantaggio in cui, in sede contrattuale, l'autore si trova. A
bilanciare le posizioni interviene la figura dell'agente letterario,
il quale, badando principalmente all’interesse dell'autore e operando
costantemente nel mercato degli editori, riesce valorizzare meglio l’autore.
Contrariamente a quello che potrebbe pensarsi, questo
intervento di una figura intermedia tra autore e agente, inizialmente
poco tollerato, è oggi ben visto dalla maggioranza degli editori
di tutto il mondo. Non mancano continue occasioni di conflittualità
derivate dalla configurazione stessa dei ruoli. La pubblicazione di
un'opera, infatti, può essere considerata una joint-venture autore/editore,
poiché l'editore non acquista mai l'opera ma una licenza d'uso
che comporta una partecipazione dell'autore ai ricavi proporzionale
alle vendite dell'opera (le royalties o diritti d'autore): maggiore
è la quota di ricavi dell'uno minore sarà quella dell'altro.
E poiché l'agente è remunerato dall'autore in base a ciò
che l'autore guadagna, è chiaro che l'agente tende a far spostare
l'ago della bilancia dalla parte dell'autore, mentre l'editore tende
per altrettanto ovvii motivi a farlo spostare dalla sua parte.
Nonostante questo, la presenza di un interlocutore
professionale contribuisce a rendere più agevoli e scorrevoli
i rapporti autore/editore. E questo ruolo di intermediazione diventa
tanto più necessario quanto più cresce la dimensione dell'editoria:
la grande impresa deve sapersi avvalere del contributo dell'agente per
assicurare un rapporto organico e corretto con l'autore. L'editore altamente
strutturato funziona meglio se organizza le sue forze interne in modo
che sia perfettamente oleato il rapporto tra l'editor, cioè colui
che acquista il libro, e il marketing editoriale, cioè le forze
preposte alla promozione e diffusione dell'opera, e quanto meglio questa
struttura si relaziona con l'autore e il suo agente.
Una lettera del 1940 a Eudora Welty, scritta da Diarmuid
Russell, agente letterario americano allora agli esordi, testimonia
la posizione che già allora gli editori riconoscevano all'agente:
Cara Signora Welty,
John Woodburn della Doubleday mi suggerisce
di contattarla per chiederle se ha bisogno dei servizi di un agente.
Immagino lei conosca il modo parassitario in cui l'agente lavora, tenendosi
il 10% dei guadagni dell'autore. Ma si tratta di un parassita benevolo,
perché gli autori di regola guadagnano di più quando hanno
un agente. Noi siamo piuttosto nuovi, ma godiamo
degli auspici di parecchi editori che si sono offerti di mandarci i
loro autori che non abbiano già un agente.
Può essere divertente la definizione di parassita
benevolo, ma è più interessante il fatto che già
negli anni Quaranta erano gli editori americani a indirizzare l'autore
verso gli agenti.
L'editore sa bene, peraltro, che mettendo in contatto
un autore con un agente non acquisisce un qualche diritto sull'autore.
Il rapporto è puramente professionale e il gioco viene condotto
nel rispetto delle reciproche professionalità e competenze. C'è
da chiedersi, allora, che interesse abbia l'editore a facilitare l'agente
arricchendone la clientela, dal momento che poi l'agente non sarà
necessariamente accomodante con lui. Quale sia, cioè, il rapporto
tra l'editore e l'agente.
Per l'editore, l'agente è di volta in volta
un alleato – quando gli segnala un autore interessante o gli facilita
l'acquisizione e il mantenimento di un autore a cui tiene, una controparte
– quando negozia le condizioni economiche di quell'acquisizione, un
ostacolo – quando gli preferisce un altro editore nell'attribuzione
di un determinato potenziale affare editoriale.
In ogni caso, come abbiamo visto, l'agente costituisce
un utile filtro nel mare di proposte che l'editore quotidianamente riceve:
l'editore sa che da un agente affidabile gli arriveranno proposte editorialmente
valide, poiché l'agente che proponesse indiscriminatamente perderebbe
ben presto ogni credibilità. Ma l'editore più accorto
sa anche che è spesso più facile trattare con l'agente,
anche il più duro ed esigente, che con i vezzi o i capricci del
singolo individuo che, oltretutto, spesso non conosce quali meccanismi
governano il sistema editoriale. L'agente in questo senso è un
utile "cuscinetto" che serve a smorzare possibili motivi di
attrito, facilitando quel buon rapporto autore-editore che è
essenziale alla riuscita della complessa operazione di contatto tra
autore e pubblico.
Un caso tipico e tra i più banali, ma tra i
più frequenti, è l'autore che entra in panico perché,
alla sua amica di Voghera o Latina che vuole acquistare il libro, il
libraio risponde che è esaurito, quando l'editore ha ancora un
magazzino ben rifornito di copie. Non è facile spiegare a un
autore che talvolta i librai preferiscono liquidare la questione dicendo
che l'editore non gli manda un libro, quando in realtà neanche
lo richiedono; è certamente più accettabile se la spiegazione
gli viene da un alleato piuttosto che dal suo editore percepito, in
quel momento, come inefficace e persino ostile.
Il conflitto tra editore e agente è, peraltro,
nella natura stessa del loro rapporto: così, ad esempio, se l'agente
non è convinto che un determinato editore possa fare o stia facendo
il meglio per il suo autore e pensa che questi potrebbe trovare una
migliore diffusione presso un altro editore, è suo dovere adoperarsi
affinché l'autore venga acquisito da quest'altro. E ciò
indipendentemente dai rapporti personali tra l'autore e l'editore o
tra l'agente e l'editore.
Se questo conflitto è correttamente interpretato,
porta a un più agevole e funzionale svolgimento dell'intero processo
editoriale. Il che si sta verificando, anche se lentamente e con molte
e ovvie difficoltà e resistenze, anche da noi, dove l'agente,
di cui gli autori italiani sempre più si servono, comincia a
esercitare sull'intero apparato editoriale una funzione di svecchiamento
che consiste nel sostituire rapporti professionali a rapporti clientelari-favoritistici,
tipici di molti settori del mondo letterario italiano.
È una strada lunga e appena cominciata, che
potrà giungere a piena maturità quando il vero valore
economico di un libro, riconosciuto e remunerato adeguatamente da un
pubblico più nutrito e maturo, conferirà agli autori un'autentica
autonomia e un reale peso economico, che oggi per la maggior parte non
hanno. Oggi l'autore italiano, in particolare quello di narrativa, è
una creatura fragile, che comincia a trovare anche da noi un sostegno
nell’agente letterario, ma non ancora quel livello di sicurezza economica
che può venire solo dall'allargamento del mercato e dal giusto
posizionamento in esso del valore economico del libro.
Lo schema iniziale assume sempre più la seguente
configurazione:
AUTORE à AGENTE à
EDITORE à MERCATO
I primi agenti cominciano a operare a fine Ottocento
nei paesi anglosassoni, principalmente per gestire la produzione pubblicistica
degli scrittori e quindi i loro rapporti con riviste e giornali. Con
lo sviluppo dell'industria editoriale e di altre industrie che si avvalgono
del lavoro intellettuale (in particolare il cinema) anche la figura
dell'agente si evolve fino ad assumere i caratteri articolati e complessi
che ha oggi.
Anello di congiunzione tra autore e editore, sia esso
librario o cinematografico o altro, l'agente lo è sempre stando
dalla parte dell'autore, come abbiamo visto. È l'interesse dell'autore
che egli è chiamato a tutelare. Interesse economico, cercando
di ottenere per il suo autore le migliori condizioni contrattuali possibili
volta per volta, ma anche e soprattutto interesse professionale: a un
buon agente interessa meno la remunerazione economica e il successo
di un singolo libro rispetto alla carriera complessiva del suo autore.
L'interesse dell'agente per la carriera del suo autore
è evidente: è questi, e nessun altro, che lo paga con
una percentuale sui suoi proventi. Dunque più l'agente riesce
a far aumentare i proventi dell'autore, più egli guadagna. E
poiché è un rapporto generalmente duraturo, è preferibile
a volte rinunciare a un compenso immediato per un'opera mediocre che
finirebbe per danneggiare la carriera dell'autore. L'agente quindi partecipa
spesso alla stesura dell'opera con consigli e commenti, e tende a non
presentare l'opera all'editore finché questa non è giudicata
pronta per il mercato.
Questo costituisce anche una garanzia per l'editore,
che quindi preferisce prendere in considerazione opere presentate da
agenti.
Il rapporto che l'agente instaura con l'autore non
è dunque un rapporto di semplice natura contrattuale e economica:
diventa di sostegno, critica, incoraggiamento, freno affinché
l'autore possa dare il meglio di sé e non si svenda, e affinché
in certi casi accetti anche logiche a lui incomprensibili ma che l’agente,
con la sua conoscenza del mercato, crede opportune in determinati momenti.
Diceva Erich Linder, il più grande agente letterario
in Italia del dopoguerra: "L'autore deve solo pensare a scrivere.
A fare i suoi affari ci pensa l'agente". Coloro che hanno accettato
questa proposta – da Calvino a Elsa Morante, da Natalia Ginzburg a Leonardo
Sciascia a Tabucchi a Daniele Del Giudice – non se ne sono mai pentiti.
Sinteticamente, i principali compiti di un buon agente
letterario, nell'ordine, sono:
• individuare l'autore che abbia buoni requisiti di
vendibilità e leggibilità;
• assistere l'autore. Prima, durante e dopo la pubblicazione
della sua opera;
• scegliere l'editore: vale a dire quello che, nel
momento dato, assicura le migliori condizioni economiche e/o le maggiori
garanzie di funzionamento della connessione autore/lettore;
• negoziare le condizioni economiche di remunerazione
dell'autore: anticipo, percentuali, ripartizione dei diritti di utilizzazione
del testo da parte di altri ecc.;
• verificare il rispetto dell'esecuzione del contratto,
sia nell'immediato che negli anni successivi: la durata di un contratto
di edizione varia da un minimo di 2 a un massimo di 20 anni;
• valutare l'operato dell'editore: se insoddisfacente,
preparare le condizioni per il passaggio dell'autore ad altro editore;
• supportare, nei limiti che gli sono consentiti, l'azione
di diffusione dell'opera da parte dell'editore
• promuovere l'autore italiano all’estero;
Se tutto ciò dà un'idea della complessità
del lavoro dell'agente, si pensi che, nel caso degli agenti letterari
italiani, essa è aggravata dal numero di autori che un'agenzia
deve trattare per poter operare con la necessaria autonomia economica.
In un paese che tradizionalmente non legge molto, il
venduto medio di un libro si aggira sulle 2/3.000 copie (ed è
una stima ottimistica), che a un prezzo di copertina medio di Lire 25.000
porta nel migliore dei casi a un fatturato di Lire 75.000.000. Calcolando
una royalty media del 10%, ciò significa che alla resa dei conti
l'autore guadagna Lire 7.500.000, e la percentuale dell'agente essendo
a sua volta del 10%, il guadagno di quest'ultimo è di Lire 750.000.
Il che, dedotte le spese, non basterebbe a assicurare la sopravvivenza
di nessuno, neppure di un parassita come l'agente letterario. Il quale,
stando alla promessa di Russell, dovrebbe far guadagnare di più
ai suoi autori: nel nostro caso, su una gestione complessiva di qualche
migliaio di autori, dividendo il fatturato annuo per il numero di contratti
ho potuto verificare che la media si alza fino ai 15/20.000.000, vale
a dire 1.5000.000/2.000.000 per il lavoro che vi ho fin qui descritto
per ogni singolo titolo. Ancora insufficiente per sopravvivere, è
evidente, a meno che l'agente non sia tanto fortunato da avere nel suo
portafogli solo una decina di autori di bestsellers e null'altro.
Nella realtà le cose vanno diversamente. E per
un agente che opera in un mercato locale come il nostro la quantità
diventa una necessità. Così, l'agente che vuole sopravvivere
si fa carico della rappresentanza non solo di autori italiani ma anche
di intere agenzie e case editrici straniere, che gestisce in esclusiva
e che, insieme ai loro titoli maggiormente remunerativi (autori come
Ken Follett o Scott Turow o John le Carré ci assicurano diverse
decine di milioni all'anno), forniscono incessantemente autori di ogni
genere, che l'agente deve gestire con la stessa serietà e professionalità,
pur esercitando il suo discernimento nel modo di presentarli e nelle
aspettative di remunerazione.
Gli svantaggi della quantità sono che essa lascia
poco e mai programmabile tempo per la ricerca di nuovi talenti, che
spesso piccoli problemi si accavallano rendendo faticose le giornate,
che l'agente è più inchiodato alla scrivania e al telefono
che in giro per l'Italia o per il mondo. Ma vi sono anche vantaggi,
e non indifferenti. Questa inesauribile quantità porta infatti
l'agente a contatto quotidiano con la maggior parte degli editori per
ogni sorta di problemi, il che contribuisce alla conoscenza approfondita
del mercato editoriale. Una conoscenza utile non solo alla gestione
ottimale degli autori di spicco di tutto il mondo che si trova a rappresentare,
ma anche per gli autori italiani al loro esordio. Inoltre, una gran
quantità di autori conferisce all'agente un potere contrattuale
rilevante, ponendolo in una posizione di forza che gli consente di trattare
da pari a pari anche con il più potente colosso editoriale.
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