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Tecniche di educazione di ragazzi delle scuole elementari e medie all'accettazione delle differenze

Materiali e documentazione del gruppo di ricerca sull'educazione permanente alla tolleranza

Tecniche di educazione di ragazzi delle scuole elementari e medie all'accettazione delle differenze

Materiali e documentazione

1. Educazione all'accettazione delle diversità

Si è costituito, presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna, un gruppo di ricerca sull'educazione permanente alla tolleranza. L'obiettivo è di contribuire al dibattito europeo sui problemi dell'integrazione e della mutua comprensione tra gruppi etnici e religiosi diversi con un progetto per un manuale di educazione alla differenza, da proporre a governi, scuole e istituzioni varie, in una prospettiva multimediale. Il gruppo fa riferimento all'esperimento - nato da un'idea di Umberto Eco, di Furio Colombo e di Jacques Le Goff, e realizzato sotto l'egida dell'Académie Universelle des Cultures - di creare un manuale interattivo con un sito internet dedicato (www.tolerance.it), concepito per educare i ragazzi all'accettazione delle diversità.

Il manuale - per la cui stesura il gruppo si avvale della collaborazione e della consulenza di esperti dei vari argomenti trattati - si rivolge sia ai giovani, sia ai loro educatori, ma anche a un pubblico più vasto di lettori che desiderino ragionare, insieme agli autori, sui diversi aspetti connessi al tema della tolleranza. Ognuno dei sette capitoli in cui si articola il manuale (1. Diversi ma uguali; 2. Le differenze religiose; 3. Questa è la mia terra!; 4. Maschi e femmine; 5. Handicap; 6. Innesti e mescolanze; 7. La regola d'oro e l'intollerabile) propone alcuni concetti fondamentali (Basic Ideas), degli Approfondimenti, diversi Esempi ed Esercizi didattici, una raccolta di brani di varia lunghezza che ampliano o rafforzano il senso delle parti precedenti (Letture), e una sezione interattiva (Forum) volta a stimolare un dibattito svolto all'insegna dei principi di un'etica della negoziazione.

Progetto editoriale:
Umberto Eco, Furio Colombo, Jacques Le Goff

Coordinamento editoriale:
Valentina Pisanty

Redazione:
Giuliana Gardellini
Federico Montanari
Valentina Pisanty
Ruggero Ragonese
Alessandro Zijno

Comitato scientifico:
Umberto Eco
Giovanna Franci
Patrizia Violi

1.1. Per un'etica minimale della negoziazione

La riflessione da cui trae avvio il manuale è che (oggi forse più che mai) appare irrealistico pretendere che l'accettazione delle diversità avvenga sulla base di un generico sentimento di fratellanza universale. Pur ammettendo che, tra le varie componenti dell'agire sociale, vi sia anche quel sentimento di simpatia disinteressata che - secondo Hume - gli esseri umani provano istintivamente per i propri simili, difficilmente si può negare che è (anche) grazie a un più utilitaristico principio di convenienza che essi si organizzano in società, sacrificando parte della propria libertà personale in nome dei vantaggi che la vita comune garantisce loro. È su questo principio che bisogna fare leva per spiegare ai ragazzi che, poiché non si può sempre amare il proprio prossimo, occorre almeno rendersi conto che conviene rispettarlo (aspettandosi, naturalmente, che tale rispetto sia ricambiato).
Il vantaggio di un simile approccio è che esso fa appello alla tutela di se stessi piuttosto che ad alti ideali che, come la storia e l'esperienza ci insegnano, possono essere plasmati retoricamente al fine di giustificare qualsiasi azione. Un'etica minimale di questo tipo evita di agganciare le regole della convivenza a una qualsivoglia autorità trascendente, appellandosi alla quale una delle parti in causa potrebbe sentirsi autorizzata a imporre unilateralmente all'altra le proprie regole. Permette inoltre di assegnare un ruolo centrale all'individuo, la cui tutela diventa la chiave di volta degli stessi principi etici. Infine, questo approccio appare in qualche modo più verosimilmente naturale di altri a impianto esclusivamente etico, in quanto è alla base dello stesso principio evoluzionistico di sopravvivenza: agisci in modo da garantirti più possibilità di perpetuazione della specie.
Ma quali sono le condizioni minime della convivenza? Innanzitutto, il mutuo riconoscimento degli individui o dei gruppi coinvolti nell'interazione (ciascuno dei quali è tenuto a rispettare la rappresentazione che ciascun altro fornisce della propria identità); poi, il rispetto incondizionato di alcuni valori accettati da tutti come non negoziabili (i "diritti della corporalità"); infine, la disponibilità a contrattare con gli altri le regole comportamentali necessarie per risolvere pacificamente i conflitti, e a sottomettere le proprie azioni ai vincoli imposti da tali regole comuni.
Questo è il nucleo razionale del sistema etico che si vuole proporre. Se, da un lato, esso risponde alla naturale predisposizione degli esseri umani a vivere in consorzi sociali, dall'altro richiede un atteggiamento collaborativo e dialogicamente aperto verso l'Altro; quest'ultimo deve essere visto non come un nemico da sconfiggere o da assoggettare bensì, a seconda dei casi, come un partner con cui cooperare per realizzare obiettivi comuni, oppure come un avversario con cui discutere, magari anche polemicamente, per far valere le proprie ragioni (ma, anche in questo caso, l'obiettivo comune c'è, ed è la risoluzione pacifica della contesa).
Ad un diverso livello, accettare le differenze significa imparare a riconoscere i benefici che possono scaturire dall'incontro con la diversità, assecondando l'istinto di esplorazione e la curiosità che si prova per ciò che inizialmente non si comprende, sforzandosi di indovinare come l'Altro ragiona e si esprime, familiarizzandosi progressivamente con i suoi codici culturali e, contemporaneamente, invitandolo/la a fare altrettanto. Lo scambio di conoscenze che ne deriva porta a rappresentazioni meno stereotipate di quelle che ciascun individuo o gruppo ha dell'altro e, se la comunicazione diventa più permeabile, ognuno ha la possibilità di interpretare meglio i comportamenti dell'altro (reagendo a essi in modo più adeguato), di allargare la propria prospettiva sul mondo, di imparare nuove tecniche e nuove strategie con cui affrontare certi problemi comuni.
Dal commercio al linguaggio, dalle tradizioni culinarie alla scienza, dall'arte alla tecnologia, e via dicendo, la storia offre innumerevoli esempi che dimostrano come le culture si siano da sempre fecondate tra loro, interpretandosi reciprocamente, "creolizzandosi", e traendo nuova linfa dagli incroci: un programma di educazione all'accettazione delle diversità ha il compito di spiegare non solo che le ibridazioni sono l'esito inevitabile di processi demografici e culturali inarrestabili (e che, dunque, tanto vale imparare a conviverci), ma che, in molti casi, esse sono state anche il motore del progresso umano. E, d'altra parte, non avrebbe molto senso che la politica e l'etica si ostinassero a ignorare un principio che la biologia ha da tempo dimostrato: qualunque sistema biologico che minimizza le differenze e tende all'omogeneità è destinato evolutivamente a scomparire.
Tra l'accettazione rassegnata delle differenze (la soglia minima della tolleranza) e la loro accoglienza entusiastica e incondizionata vi sono, ovviamente, tante sfumature intermedie. Si possono apprezzare certe differenze e, al contempo, sentirsi infastiditi da altre, senza per questo venir meno ai principi dell'etica minimale. Un concetto, tuttavia, dovrebbe risultare sempre chiaro: se non ci fossero differenze, non potremmo nemmeno sapere chi siamo noi. Non potremmo dire "io" perché ci mancherebbe un "tu" con cui confrontarci. Ovvero, "io" e "tu" si implicano vicendevolmente e, mentre facciamo i conti con la diversità altrui, allo stesso tempo comprendiamo meglio chi siamo noi.