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L'Apporto delle neuroscienze cognitive a una nuova teatrologia pluridisciplinare e sperimentale

Seminario interdottorale sul tema "Teatro e neuroscienze"

Teatro e neuroscienze - L'Apporto delle neuroscienze cognitive a una nuova teatrologia pluridisciplinare e sperimentale

a cura di Marco De Marinis, Francesca Bortoletti, Maria Giulia Guiducci

Seminario interdottorale: 20 aprile-11 giugno

 

La Scuola Superiore di Studi Umanistici (presidente prof. Umberto Eco) e il Dottorato in Studi teatrali e cinematografici (coordinatore prof. Marco De Marinis) del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna propongono un seminario interdottorale di ambito internazionale sul tema "Teatro e neuroscienze. L’apporto delle neuroscienze cognitive a una nuova teatrologia pluridisciplinare e sperimentale."

Per l’iniziativa seminariale sono state invitate a partecipare alcune delle personalità scientifiche e artistiche di maggior spicco che, dai rispettivi ambiti disciplinari e di competenza, hanno avviato interessanti indagini e progetti sperimentali sull’oggetto in questione, apportando le proprie specifiche conoscenze a tale vasto dibattito:
John Schranz, docente di teatro e regista pedagogo, e Richard Muscat, docente di scienze cognitive, entrambi dell’Università di Malta (20 aprile); Jean-Marie Pradier (3 maggio), docente di teatro all’Università Paris VIII-Saint Denis, per il quale nasce a Parigi l’Etnoscenologia; Ivar Hagendoorn (11 maggio), coreografo olandese di fama internazionale; William Beeman (18 maggio), docente di antropologia e teatro all’Università del Minnesota; Giacomo Rizzolatti (25 maggio), neurofisiologo dell’Università di Parma che con il suo team ha scoperto i neuroni mirror; Madelaine Barchevska (1 giugno), fondatrice del Bioart Theatre Group; e infine Richard Schechner (11 giugno), regista, fondatore del gruppo teatrale The Performance Gruop, e docente di teatro all'Università di New York.

Per le conferenze in inglese e in francese è prevista la traduzione consecutiva in italiano.

 

20 aprile, ore 11
Marco De Marinis
Apertura dei lavori e presentazione del seminario
John Schranz e Richard Muscat (Università di Malta)
What it means to be Human: a Theatre Science perspective
Cosa significa essere umani: una prospettiva della Scienza e del Teatro

3 maggio, ore 11
Jean-Marie Pradier (Università Paris VIII-Saint Denis)
Arts du Vivant et Sciences de la vie: entre laboratoire et recherche pragmatique
Arti del Vivente e Scienze della vita: tra laboratorio e ricerca pragmatica

11 maggio, ore 11
Ivar Hagendoorn (Amsterdam)
Towards a Neurocritique of Art
Verso una neurocritica dell'Arte

18 maggio, ore 11
William Beeman (Università del Minnesota)
The Neurobiology of opera. Evoking Emotions Through Voice, Gesture and Spectacle
La neurobiologia dell'Opera lirica. Suscitare emozioni attraverso la voce, il gesto e lo spettacolo

25 maggio, ore 11
Giacomo Rizzolatti (Università di Parma)
Sistema mirror e comunicazione

1 giugno, ore 11
Madeleine Barchevska (Paris/New York)
A New Art & Science Approach to Training for Actors, Executives and Classroom Teachers
Un nuovo approccio basato su Arte e Scienza per la formazione di attori, dirigenti e insegnanti

presentazione a cura di Eugenia Casini Ropa

11 giugno, ore 15
Richard Schechner (Università di New York)
Rasaesthetics: The Enteric Nervous System in Performance
Rasaesthetics: Il sistema nervoso enterico nella performance

Traduzioni in italiano per le conferenze in inglese e in francese a cura di Elena Cervellati e Rossella Mazzaglia

 

What it means to be Human: a Theatre Science perspective
Cosa significa essere umani: una prospettiva della Scienza e del Teatro

20 aprile, ore 11
John Schranz e Richard Muscat
Università di Malta

Abstract
What is it that Neuroscience and Theatre-making have in common, what could it be that each can learn from the other, and what could a reflection on this tell us with regard to what it means to be human?

It appears that the human being comes into being equipped with a grammar of action which cannot be acquired otherwise. Theatre making requires that same grammar of action to be reorganised and codified in a manner in which it can be knowingly refined – a manner which then seems to allow it to be used creatively and with an ever increasing dynamism. The cognitive sciences are providing new insights into the mechanisms that substantiate that grammar, allowing it to achieve new syntactic heights that make the word “imitation” unsuitable as a description of human action.

J.J. Schranz-R. Muscat

Cosa hanno in comune le neuroscienze e la pratica teatrale? Cosa potrebbero desumere le prime dalla seconda e viceversa? La risposta a questo quesito potrebbe dirci qualcosa su ciò che significa essere umani?

Sembra che l’essere umano nasca dotato di un’innata ‘grammatica dell’azione’ che non sarebbe altrimenti acquisibile. La pratica teatrale richiede che questa grammatica dell’azione venga riorganizzata e ricodificata in modo che sia consapevolmente raffinabile e che possa poi essere usata creativamente e con un sempre crescente dinamismo. Le scienze cognitive stanno fornendo nuove conoscenze riguardo i meccanismi alla base di questa grammatica, permettendole di raggiungere nuovi apici sintattici, che renderebbero la parola ‘imitazione’ ormai inadatta a descrivere l’azione umana